Il gruppo toscano della rivoluzione gentile C'E' e ci saranno anche le rappresentanti della rete nazionale.
Una grande opportunità per incontrarci e confrontarci, per dare un seguito al 13 febbraio affinchè non si disperdano le energie e le speranze di quante di noi continuano a crederci! IL VENTO CAMBIA.....e noi continuiamo ad esserci.
NON MANCATE A SIENA I
L 9/10 LUGLIO..SE NON ORA QUANDO?
gruppo toscano della rete nazionale delle donne per la rivoluzione gentile. Il gruppo aderisce alla rete e ne sottoscrive il suo manifesto. info e contatti: rivoluzionegentiletoscana@gmail.com
venerdì 24 giugno 2011
giovedì 9 giugno 2011
QUATTRO SI LA RIVOLUZIONE GENTILE ......CONTINUA COSI'
incontriamoci a Firenze venerdì 10 giugno, è in programma "Grazie di quorum" in largo Annigoni, evento organizzato dal Comitato Regionale Toscano per il raggiungimento del quorum al referendum.
LA RETE DELLE DONNE PER LA RIVOLUZIONE GENTILE C'E'!!!
LA RETE DELLE DONNE PER LA RIVOLUZIONE GENTILE C'E'!!!
mercoledì 25 maggio 2011
dal Blog della rete siciliana delle donne per la rivoluzione gentile

La conciliazione non è per le donne
Blog | di Angela Lamboglia
24 maggio 2011
A partire dal 1° gennaio 2012 l’età pensionabile delle donne del pubblico impiego sarà equiparata a quella degli uomini, cioè 65 anni. Quando ha approvato questa misura, nel giugno scorso, il governo ha assicurato che le risorse risparmiate, 4 miliardi nell’arco di 10 anni, sarebbero andate ad un Fondo strategico destinato a finanziare politiche per la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro.
Il pensionamento anticipato per le donne funzionava come una sorta di compenso per il lavoro prestato tra le mura domestiche, non rintracciabile nella storia contributiva, e il governo avrà pensato di poter sostituire quella concessione con un’altra: al posto di qualche anno di lavoro in meno, maggiori servizi per ridurre la propria presenza in casa – per monetizzare quell’impegno, per delegarlo ad altri, ad altre, alle migranti in particolare – e per lavorare di più fuori.
Peccato che la Finanziaria 2010 e la Legge di Stabilità 2011 abbiano già sottratto da quei risparmi 362 milioni di euro per coprire debiti di Comuni e Sanità pubblica e che il Fondo strategico non figuri nel recente Piano Nazionale di Riforma.
Per questo motivo 24 associazioni, tra cui Diversamente occupate, hanno promosso un appello per fare pressione sul governo e vincolarlo al rispetto dell’impegno preso.
E’ un inizio. Sappiamo comunque che i problemi non si risolveranno semplicemente con il recupero di quelle risorse.
La contraddizione tra la finzione di una cittadinanza neutra, uguale per uomini e donne, e l’emergere ogni volta del ruolo storico di depositarie del futuro della specie ritorna sempre a galla.
Una volta equiparate agli uomini nell’età pensionabile e nella capacità di produrre, perché la riproduzione e la cura dovrebbero essere, invece, faccenda esclusivamente nostra? E si può davvero risolvere tutto con uno scambio di concessioni, prima qualche anno in meno di lavoro, oggi l’essere individuate come destinatarie di supporti dallo Stato?
Non possiamo continuare a pensare la cittadinanza girando intorno, e continuamente evitando, questo nodo, che è poi il punto essenziale da interrogare per capire i rapporti tra i sessi nella società. E’ il nodo che sta dietro l’organizzazione dei nostri tempi di lavoro, ormai estendibili all’infinito proprio perché trascurano la questione di come si sostengono i corpi. E’ il mascherare l’impossibilità di rimuovere l’esperienza della cura - quella ricevuta o da ricevere e quella che offriremo ad altri – dalle nostre vite di donne e di uomini.
Non si pensi che non riconosciamo l’importanza di questi strumenti e quanto cambia avere o non avere un asilo nido pubblico, i soldi per una baby sitter o per l’assistenza ad un anziano. Lo sappiamo bene. Ma non abbiamo più voglia di sentir dire che un partito, un governo, un’amministrazione sono amici delle donne perché propongono politiche per la conciliazione: la conciliazione non è per le donne, la conciliazione serve a tutti.
martedì 17 maggio 2011
lunedì 9 maggio 2011

Incontro romano delle referenti regionali della rete delle donne per la rivoluzione gentile: Sicilia, Piemonte, Lazio, Toscana, Puglia, Veneto presenti all'incontro per organizzare i prossimi eventi e le prossime iniziative della rete. Sono in preparazione iniziative per la campagna referendaria, per il punto G8 di Genova e l'assemblea nazionale della rete prevista per il prossimo autunno.
martedì 26 aprile 2011
7/8 MAGGIO INCONTRO DELLE REFERENTI REGIONALI DELLA RETE
il 7 e l'8 maggio a Roma, via Pietro Giannone 5, dalle ore 10
Odg
1-report esperienze regionali, criticità emerse e situaz.riepilogativa delle varie regioni.
2-riesame struttura organizzativa da sottoporre alla approvaz. del gruppo costituente
3-prossime iniziative rete Nazionale
4-prossime iniziative proposte dalle referenti regionali
5 preparaz. assemblea nazionale
6-varie ed eventuali
Odg
1-report esperienze regionali, criticità emerse e situaz.riepilogativa delle varie regioni.
2-riesame struttura organizzativa da sottoporre alla approvaz. del gruppo costituente
3-prossime iniziative rete Nazionale
4-prossime iniziative proposte dalle referenti regionali
5 preparaz. assemblea nazionale
6-varie ed eventuali
lunedì 14 marzo 2011
IL NOSTRO MANIFESTO

MANIFESTO
della RETE NAZIONALE DELLE DONNE per la RIVOLUZIONE GENTILE
La Rete nazionale delle donne per la rivoluzione gentile trae origine dall’esperienza della Rete delle donne pugliesi per Nichi Presidente: movimento che da Foggia si è esteso, poi, a Lecce e in tutta la regione Puglia per rivendicare il proprio diritto a scegliere il candidato presidente.
Noi della rete nazionale ci siamo riconosciute nella loro decisione di contrastare l’arroganza delle gerarchie dei partiti, persuase dalla necessità di ricorrere alle primarie per scegliere il candidato di centrosinistra.
Abbiamo aperto una riflessione approfondita su quanto di prezioso proveniva da una pratica politica generosa, partecipativa, attenta e critica con se stessa. Una politica ardita nelle scelte importanti: salvaguardare i beni comuni (acqua, aria, territorio, lavoro), favorire lo sviluppo delle città vitali (città intessute di relazioni, fondate sul rapporto con il proprio ambiente e sulla storia partecipata), puntare sulla energia e la creatività delle donne, rivolgersi alle giovani e ai giovani.
Abbiamo avvertito l’entusiasmo di un linguaggio politico nuovo e abbiamo scoperto, da donne, che questo linguaggio ci appartiene, investe la vita vissuta, il quotidiano dei rapporti, il legame forte con i sentimenti. Esprime il rispetto dell’alterità e di ogni differenza.
Abbiamo riflettuto sulla presenza attiva e innovativa delle donne nella Giunta della Regione Puglia e su quanto sapere femminile sia stato investito.
L’esperienza pugliese diventa praticabilità di un sogno
Da donne vogliamo incidere profondamente con la nostra politica e con il nostro sentire, vogliamo recuperare esperienze concrete, buone pratiche di tanti territori e regioni, valorizzarne i contesti in una reciproca contaminazione.
Ci siamo incontrate e abbiamo deciso di lavorare insieme affinché il nostro Paese possa ispirarsi all’esperienza e all’autorevolezza che deriva dal sapere delle donne. Il nostro desiderio si concretizza in un modo di partecipare fatto di intrecci e di esperienze comuni che ci vede protagoniste.
Possiamo osare, crescere intorno a una visione nuova.
Questi i nodi su cui ci stiamo confrontando
L’incompiuta democrazia del nostro Paese che si priva di fatto di competenze ed esperienze delle donne nella vita * pubblica, con conseguente grave danno per l’intero sistema sociale, politico ed economico.
La crisi del lavoro rivelatrice di un disagio profondo che investe il sistema stesso del lavoro concepito esclusivamente * su ritmi produttivi ed economici. Le donne, più degli uomini, avvertono l’esigenza e il desiderio di un’organizzazione del lavoro circolare, collaborativa, conciliabile con i ritmi di vita propri di un’esistenza pienamente vissuta nei suoi molteplici aspetti (Benessere Interno Lordo).
La devastazione della madre terra a opera di politiche messe in atto da una classe dirigente quasi del tutto priva della * sensibilità e dell’esperienza femminile.
La recrudescenza della violenza sulle donne generata dalla mercificazione del corpo femminile e da un linguaggio * sessista che sostiene l’idea della sopraffazione e del potere come base di ogni relazione.
Un gravissimo arretramento culturale che si evidenzia particolarmente nella scuola e nell’università ma che si ripercuote * su tutta la filiera educativa e valoriale. Questo provoca nelle giovani generazioni nuove forme di violenza, razzismo e intolleranza finalizzate alla falsa affermazione del sé.
La diffusione di pratiche clientelari e di corruzione che mortifica soprattutto le potenzialità femminili puntando sul * concetto di potere che genera potere.
Il nostro confronto è una fucina di idee generatrici di cambiamento.
Dobbiamo imprimere energia e pensiero ad una politica sorda ad ogni innovazione ed essere portatrici di legalità, giustizia e laicità.
La politica deve nutrirsi di desideri, alimentarsi con l’azione, vivere nelle relazioni, produrre benessere.
La nostra rivoluzione gentile, che raccoglie l’eredità del movimento delle donne, è una rivoluzione culturale, capillare che vuole coinvolgere tutti gli aspetti della politica, dell’economia, del vivere sociale, rendere noi donne protagoniste e porre al centro la nostra capacità di pensare al femminile.
Noi donne sentiamo l’obbligo di accompagnare la società verso un futuro diverso.
Le esperienze e le competenze di cui disponiamo, insieme ai nostri specifici talenti, costituiscono un patrimonio di cui la nostra società non può più privarsi se si vogliono disegnare provvedimenti di buon futuro attraverso adeguate politiche economiche, monetarie e sociali.
Riteniamo che la nostra presenza e la nostra partecipazione attiva potranno restituire tutto quanto fino a oggi è mancato alla cultura politica del Paese.
È necessario che in Parlamento ed al Governo vi sia una presenza di elette e ministre in proporzione numerica tale da rappresentare visibilmente la popolazione femminile italiana.
A tal fine è indispensabile utilizzare le primarie per la scelta delle/dei candidate/i a tutti i livelli politici e amministrativi, centrali e periferici.
Tutto questo però non è ancora sufficiente. L’esperienza ci insegna che per favorire cambiamenti duraturi è necessario approvare leggi che riqualifichino le regole del vivere sociale.
Noi donne della rete consideriamo prioritarie leggi che sanciscano
la presenza significativa e determinante delle donne a tutti i livelli, sia nel settore pubblico che in quello privato;*
una nuova organizzazione del lavoro che privilegi la qualità dei tempi della vita, restituendo spazi ed energie che * possano meglio conciliare i desideri e i bisogni di tutte/i liberandole/i dal dominio della necessità.
Prioritarie perché presupposti imprescindibili per una nostra reale partecipazione al completamento del percorso democratico, laico e libertario del nostro Paese e dell’intera Europa.
Questo è il senso più autentico e profondo di quello che la Rete delle donne chiama
la RIVOLUZIONE
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